26/01/2008

Giovani e suicidi: mitomani, "satanici" o solo indifferenti?

Guardate i due link che vi riporto:

Conoscersi in internet e scegliere di morire per “avvicinarsi”, magari anche senza essersi mai visti. Ragazzi per bene, silenziosi, incuriositi dalla vita in maniera accettabile. Sembrano innocui e anche molto intelligenti. Nel silenzio delle ore passate al computer, però, si consuma un equivoco tragico di cui non sono neanche consapevoli: nessuno si sta accorgendo che non hanno imparato a distinguere il vero dal falso, la realtà dalla finzione. Nessuno si è accorto che stanno crescendo con la convinzione che, sia pure per un profondo sentimento di affetto, l’istintivo e primordiale desiderio di avere vicino una persona desiderata, possa essere soddisfatto indistintamente da vivi, piuttosto che da morti.

Nessuno si sente ancora pronto ad accettare l’idea che un ragazzo giovane possa sentirsi attratto dalla morte, non perché mitomane o adepto di sette sataniche e neanche per banale emulazione, ma semplicemente perché per lui non fa alcuna differenza: quel che è vivo e si tocca può essere vero o falso alla stessa maniera di quel che non si tocca e non si sente, ma che da qualche parte sta digitando lettere e frasi in una “chat room”.

E così può capitare che una ragazzina, bella, intelligente, che ama la vita e i bambini fino a studiare da puericultrice, si tolga la vita in modo apparentemente inspiegabile, ma di certo con la massima indifferenza per il gesto che premeditava.

Che significa? Come può essere accettato un gesto simile? Non è il fato, non è un caso, né il volere del Signore per chi è credente e cerca di aggrapparsi ad una interpretazione che rassereni in qualche modo. È solo quel che accade quando non si hanno gli strumenti per distinguere. È quel che accade quando non si dedica un po’ di tempo a rallentare i ritmi imposti dalla vita comune per cercar di capire che in natura, le persone hanno bisogno di tempo e di spazio per crescere, per comunicare e per vivere da “persone”. Torna il titolo di questo blog. Oltre il tempo e lo spazio.

Quando ho scelto di chiamare così il mio blog l’ho fatto col chiaro intento di celebrare la danza romantica e surreale di qualunque cosa sia “vita”, nello scoprire la magia della sua stessa evoluzione che trascende quelli che appaiono come limiti, appunto il tempo e lo spazio. Limiti nella percezione, ma nella realtà compresa e maturata si rivelano come un gioco di splendida fantasia che alterna realtà e irrealtà, a seconda che si decida di valutare ogni cosa esclusivamente con le categorie del pensiero umano, anziché no e non solo con quelle. Fino a scoprire che il concetto di “vita” non ha né un prima né un dopo, ma va “oltre” ancor prima di essere pensato e, nel qui e nell’adesso, si gioca una partita speciale col sogno di Chi ci rende capaci di capire che l’inesistenza logica di tempo e di spazio lascia il posto, una tantum, al misurabile, al numero, all’armonia di suoni e immagini, alla vastissima gamma di colori e di sfumature e di profumi e di ricordi; cose nascoste nella dialettica difficile, ma inevitabilmente accettabile, tra la storia e il futuro, nei rispettivi luoghi e spazi.

“Oltre il tempo e lo spazio” significa scoprirsi destinatari del dono dell’opportunità di rendere ancor più magico il sogno, significa consapevolezza del fatto che la fantasia è un ingrediente, uno strumento indispensabile per accettare l’inevitabile esperienza con ciò che appare impossibile. Ma solo uno degli strumenti utili. Insieme alla poesia, alla musica, ai sentimenti, alle emozioni e alla fede, tutto ancor prima che il puro e assoluto pensiero o le pure ed esteriori impressioni dei sensi.

“Oltre il tempo e lo spazio” significa scoprirsi protagonisti su di un palcoscenico che appare multidimensionale solo fino a quando non si scopre di non avere alcuna dimensione veramente ben definibile e che di per sé sia del tutto esaustiva del senso del vero e del reale. Ed è  in quel preciso momento che si percepisce la prospettiva dell’“oltre”, nella consapevolezza che nulla di tutto ciò che sia accaduto, sia pure in una apparente dimensione onirica, resta perduto e fine a se stesso, ma va appunto oltre.

Tutto funziona finché ci si consente la possibilità di rallentare i processi mentali, finché si fa si che le percezioni, le impressioni istantanee, le reazioni emotive, non vengano assolutizzate. Tutto funziona finché lo spazio, la distanza da coprire, superando se stessa come un ostacolo immediato, si fa occasione di riflessione, di attenzione ai particolari, alle idee nuove. Tutto funziona finché c'è "rispetto", finché si rispetta il proprio limite non come invalidante, ma come opportunità per non perdere di vista le piccole cose, quelle in cui si nascondono le verità più grandi.

Finché ci si prende cura di “ascoltare il tempo”, nello scorrere delle immagini, nello spostarci da un posto all’altro, finché ci si dà l’occasione di far sedimentare nei pensieri e nelle emozioni tutto quel che accade sulla superficie emotiva governata dagli organi di senso, allora quel che passa resta, s’imprime e si aggiunge al bagaglio delle esperienze ed allo spessore dell'essere persona che vive trascendendo il gioco puramente dialettico di tempo e di spazio. Finché si riesce a rendersi conto che ogni minuto, ogni centimetro è attraversato da mille esperienze condivisibili o quanto meno conoscibili, che non sono nostre finché non impariamo a conoscerle e a rendercene partecipi, finché si è capaci di non impossessarsi del tempo, ma di condividerlo con gli altri proprio perché non è solo nostro, allora si riesce a dare un senso vero alle nostre esperienze. Altrimenti resta solo la dialettica, solo il fuoco d’artificio, bello forse, ma vuoto dopo un attimo. Allora resta solo di prendere atto che il prima è uguale al dopo, cioè nulla, almeno sul piano logico. E simultaneamente sul piano emotivo, passato e presente, storia e futuro, vita e morte, non hanno differenza, laddove il nulla o il tutto, l'indistinto e l'inconsistente, il provvisorio, ciò che si svuota ancor prima di accogliere un contenuto, fornisce l'unica carica di interesse o di attrazione possibile, perché per breve che sia, almeno è molto intenso: sicuramente più attraente dell'esempio che la storia e gli uomini di esperienza e di spessore, oggi sarebbero in grado di fornire.

Si resta fermi alla superficie, cioè alla logica, alle sensazioni emotive (che ben altra cosa sono, rispetto alle emozioni), si perde il senso della distinzione, per cui vita e morte sono due esperienze esattamente uguali, anzi, ugualmente prive di un particolare senso profondo, ma cariche alla stessa maniera della stessa intensità attrattiva. E così cercar di entrare in contatto con una persona lontana è lo stesso che entrare in contatto con un morto, cercando la morte per trovare chi non si riesce a vedere e toccare in un dato momento, alla stessa maniera in cui si andrebbe in cerca di un telefonino per scambiare un sms. La vita ha la stessa distanza dalla morte che potrebbe avere quella che separa due persone che parlano al telefono.

18:15 Scritto da: cnsb in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

28/10/2007

Belluno: disagio sociale e responsabilità istituzionali

Bambini mandati a scuola malvestiti. I fratelli più grandi, se lavorano, “devono” più della metà della paga al papà che gestisce la cassa comune; se fosse per educarli alla corretta gestione del denaro, niente da dire, ma le intenzioni sono spesso ben diverse. Chi protesta prende botte, pure pesanti, fino a sanguinare. In certe famiglie ai bambini non occorrono lezioni di educazione sessuale, bastano il papà e la mamma a dar lezione, direttamente con l’esempio pratico, senza curarsi minimamente del rischio di essere osservati. È quello che accade in qualche famiglia che vive negli appartamenti dell’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale della provincia di Belluno. Vivere in quegli appartamenti dovrebbe essere significativo di un tenore di vita non proprio elevato, non è certo normale assistere a gestioni di cassa comune che vedono bimbi scalzi e con vestiti di una o due taglie più piccoli d’inverno da una parte e TV al plasma in salotto e antenna parabolica dall’altra. Ma le istituzioni locali come rispondono? Sanno? Certo che sanno. Sanno delle botte che prendono i piccoli, sanno dell’evasione scolastica provocata dai genitori, che preferiscono avviare i piccoli al lavoro (cosicché diventano occasione di guadagno, un po' come quando si invocava la "Provvidenza" nel dopoguerra, per spiegare in qualche modo le intemperanze di certe famiglie già ridotte alla fame; però almeno la fame era un comprensibile movente e il lavoro era dignitosamente svolto e di vizi non se ne parlave neanche). Sanno le istituzioni. E tacciono, finché certe situazioni non diventano drammatiche. Ma data la totale impreparazione e l’assoluta assenza di voglia di lavorare, rispondono col buonismo più ipocrita e irresponsabile. E stiamo parlando di esponenti chiave delle cosiddette istituzioni locali. L’Assessore ai Servizi Sociali? In qualche comune è niente di meno che il vicesindaco, mica poco? Però invita alla concordia, al saper convivere con pazienza e sopportazione e, al massimo, mette a completa disposizione le proprie ore preziose di “lavoro”, per chi ha voglia di “parlare un po’ ”, così, giusto per sfogarsi. Tutto questo avviene in un Paese civile, dove chi ha dei diritti ha pure chi ne garantisce il rispetto…sulla carta. Però le persone che hanno l’autorità per imporre il rispetto di quei diritti o non sanno fare il loro mestiere e nessuno si permette di rimuoverle pur avendone la responsabilità, oppure non ne hanno voglia, percependo immancabilmente stipendi pagati con le tasse dei cittadini, senza alcun titolo effettivo per intascarli (leggasi alla voce "furto").

20:30 Scritto da: cnsb in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

10/09/2007

CVD: omaggio a Pavarotti puramente strumentale

Come sospettato, la "Notte Bianca" di cui si legge soddisfazione da tutte le parti su tutti i giornali, pur confermandosi un evento di proporzioni enormi per affluenza, organizzazione e partecipazione, non ha mancato di far registrare una stonatura secca e irreparabile. Strumentalizzazione o quanto meno parole inutili, di sicuro una figuraccia annunciata e inevitabile, da parte del sindaco di Roma Walter Veltroni, a proposito della serata dedicata a Pavarotti. Non che ci si facessero illusioni al riguardo, ma è per lo meno di cattivo gusto annunciare un omaggio alla scomparsa del Tenore d'Italia, lasciando aperti tutti i negozi, nella notte che registra incassi da record e che non avrebbe potuto essere certo fermata. Ovvio che sarebbe stato impensabile tener le serrande chiuse, ma il Primo Cittadino della Capitale poteva almeno risparmiarsi la battuta e riservarsi di ricordare Big Luciano nel corso della manifestazione, sospendendola simbolicamente per un minuto, guadagnando in fair play quello che ha invece perso, scadendo in stile e buon gusto.

10:50 Scritto da: cnsb in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

05/09/2007

Sabato prossimo il V-Day di Beppe Grillo

Nelle piazze d’Italia tanta gente e mani con le dita a V (e non in senso di vittoria!). È quello che vedremo sabato prossimo, scendendo in piazza, per l’attesissimo appuntamento con il “V-Day”, il «Vaffanculo-day […] una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come vendetta», come recita il volantino. L’iniziativa, riportata sul blog istituzionale di Beppe Grillo, al momento conta già circa 200mila iscritti e c’è ancora mezza settimana per raccogliere altre adesioni.

 

Lo scopo: una legge di iniziativa popolare per “ripulire” il Parlamento dalla corruzione diffusa.

 

Lo spirito promotore: una generalizzata insoddisfazione nei confronti dei parlamentari “che rubano”.

 

L’idea di Grillo: elezione diretta (popolare) dei parlamentari, limite massimo di due legislature per tutti i parlamentari, via libera al Parlamento solo a chi ha la fedina penale pulita. Sono queste le idee che il V-Day porterà avanti, al di là dell’aspetto “colorito” dello slogan.

 

Il dubbio: ma Beppe Grillo ha calcolato il rischio di portarsi dietro il solito stuolo di pecore che lo seguono perché sta alzando la voce, solo finché non venga fuori qualcuno con la voce più forte? Non è per essere pessimisti, ma ci si rende conto che il problema non è al Parlamento, ma proprio in mezzo alla gente, la stessa che oggi ti vota per passarti la patata bollente della politica locale (magari in cambio di…) e domani ti attacca perché gli fai schifo, perché il potere ce l’hai tu e ti fai le leggi a modo tuo, o semplicemente per non riconoscere la propria responsabilità di aver mandato al potere gente indegna? Se il marcio sta nelle piccole mura del piccolo centro, finché non si lavora lì, c’è poco da farsi illusioni e il V-Day resterà solo la solita carnevalata di gente coatta che fa casino.

 

E allora il dubbio si modifica e si rafforza: dato che Grillo non mi sembra tanto ingenuo da pensare veramente che il Parlamento che vuole “ripulire” approvi un’iniziativa popolare simile, visto che non mi pare che l’intelligenza di cui è dotato gli impedisca di rendersi conto che il fine tanto proclamato non sarà mai raggiungibile con questi sistemi, allora non sarà che il tutto serve da specchietto per le allodole e a dargli ulteriore popolarità?

 

D’altronde, se davvero vivessimo in uno Stato di Diritto, dove è sovrana la volontà popolare, dove il Popolo ha una dignità tale da costringere le “caste politiche” a rispettare coerentemente le idee espresse da tutta la gente d'accordo, allora una mobilitazione popolare come quella di sabato prossimo, se fosse delle proporzioni auspicate, dovrebbe avere un solo effetto: dimissioni immediate del Governo e del Parlamento tutto, con conseguente vuoto di potere ed elevatissimo rischio di un possibile colpo di stato; anche solo per questo, un’iniziativa come il “V-Day” meriterebbe di essere bloccata in maniera forzata, anche se poi i promotori ne verrebbero fuori cadendo comunque in piedi non come attentatori delle Istituzioni dello Stato (che forse sarebbe troppo, ma non trascurabile), ma come martiri di una politica mafiosa.

P.S.: al V-Day, naturalmente, sono invitati tutti, e tutti invitati a contribuire all'organizzazione con un'offerta libera sul cc di Beppe Grillo (cito testualmente da http://www.beppegrillo.it/:

V-day:
1.Sostieni il V-day con un contributo a:
Conto bancario intestato a Beppe Grillo - ABI 05018 - CAB 12100 -c/c 116276
Swift: CCRTIT2T84A - Iban: IT35B0501812100000000116276 - CIN B- BANCA POPOLARE ETICA
Causale: V-day
)...

...non vi ricorda nulla, il concetto di libera offerta, tanto attaccato quando viene fuori da altre istituzioni?

 

13:30 Scritto da: cnsb in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

21/06/2007

...e bravo il sindaco di San Fior!

Lotta alla prostituzione, i "clienti" siano fotografati e finiscano sui giornali...in barba alle norme sulla privacy! L'intuizione del sindaco di San Fior (TV) è quella di considerare pubblico tutto quel che accade sulla "pubblica via", anche se i dubbi sul fatto che questa considerazione possa essere efficace, sono forti (soprattutto perché colpirebbe quasi a morte un mercato intorno al quale girano troppi interessi, molto spesso collegati a personaggi insospettabili e molto potenti). L'idea è di acquistare spazi sui giornali, su cui pubblicare le foto degli "avventori". Se l'idea dovesse avere successo, io non ho il minimo dubbio sull'efficacia che avrebbe, perché va a colpire il gigante dai piedi d'argilla: finché nessuno ti becca in flagrante, nessuno saprà mai quello che fai, nessuno te lo impedirà mai e, di conseguenza, per la legge della domanda e dell'offerta, c'è da immaginare sempre un'offerta crescente, come di fatti accade su alcune delle arterie principali della provincia di Treviso. Non mi è chiaro, ma che io ne sappia, non esiste alcuna legge precisa che vieta esplicitamente alle donne di "esercitare la professione di prostituta"...oppure di dedicarsi "al mestiere"! Anzi, per quel che ne so io, addirittura qualche parlamentare di sinistra, in passato, propose di legalizzare il fenomeno, in modo da obbligare anche le prostitute a pagare le tasse. Eppure mi sorge un dubbio: delle professioniste del marciapiedi ci si preoccupa tanto, a giusta ragione, visto che a rischio c'è la salute della gente, l'ordine pubblico, il decoro, la dignità umana e la sicurezza (tanto per ricordare tutti gli incidenti che si verificano a causa dei rallentamenti improvvisi, in prossimità dei "fuochi fatui"), ma come si fa a contrastare il rapido proliferare delle molte meretrici del potere (che siano donne, uomini o di terza categoria), quelle che, piuttosto che rispettare le responsabilità di cui sono investite, governano a livello nazionale o locale e comandano pure nei piccoli ambienti dell'impresa privata e che fanno molti più danni con la corruzione? Non sarà che la lotta alla prostituzione serva da specchietto per le allodole (con il dovuto rispetto per l'encomiabile iniziativa del primo cittadino di San Fior)?