28/10/2007

Belluno: disagio sociale e responsabilità istituzionali

Bambini mandati a scuola malvestiti. I fratelli più grandi, se lavorano, “devono” più della metà della paga al papà che gestisce la cassa comune; se fosse per educarli alla corretta gestione del denaro, niente da dire, ma le intenzioni sono spesso ben diverse. Chi protesta prende botte, pure pesanti, fino a sanguinare. In certe famiglie ai bambini non occorrono lezioni di educazione sessuale, bastano il papà e la mamma a dar lezione, direttamente con l’esempio pratico, senza curarsi minimamente del rischio di essere osservati. È quello che accade in qualche famiglia che vive negli appartamenti dell’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale della provincia di Belluno. Vivere in quegli appartamenti dovrebbe essere significativo di un tenore di vita non proprio elevato, non è certo normale assistere a gestioni di cassa comune che vedono bimbi scalzi e con vestiti di una o due taglie più piccoli d’inverno da una parte e TV al plasma in salotto e antenna parabolica dall’altra. Ma le istituzioni locali come rispondono? Sanno? Certo che sanno. Sanno delle botte che prendono i piccoli, sanno dell’evasione scolastica provocata dai genitori, che preferiscono avviare i piccoli al lavoro (cosicché diventano occasione di guadagno, un po' come quando si invocava la "Provvidenza" nel dopoguerra, per spiegare in qualche modo le intemperanze di certe famiglie già ridotte alla fame; però almeno la fame era un comprensibile movente e il lavoro era dignitosamente svolto e di vizi non se ne parlave neanche). Sanno le istituzioni. E tacciono, finché certe situazioni non diventano drammatiche. Ma data la totale impreparazione e l’assoluta assenza di voglia di lavorare, rispondono col buonismo più ipocrita e irresponsabile. E stiamo parlando di esponenti chiave delle cosiddette istituzioni locali. L’Assessore ai Servizi Sociali? In qualche comune è niente di meno che il vicesindaco, mica poco? Però invita alla concordia, al saper convivere con pazienza e sopportazione e, al massimo, mette a completa disposizione le proprie ore preziose di “lavoro”, per chi ha voglia di “parlare un po’ ”, così, giusto per sfogarsi. Tutto questo avviene in un Paese civile, dove chi ha dei diritti ha pure chi ne garantisce il rispetto…sulla carta. Però le persone che hanno l’autorità per imporre il rispetto di quei diritti o non sanno fare il loro mestiere e nessuno si permette di rimuoverle pur avendone la responsabilità, oppure non ne hanno voglia, percependo immancabilmente stipendi pagati con le tasse dei cittadini, senza alcun titolo effettivo per intascarli (leggasi alla voce "furto").

20:30 Scritto da: cnsb in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

I commenti sono chiusi